(Camera da letto) Oggi ho voglia di un the con latte. Questo assistente fa sempre tardi la mattina, sono ormai dieci minuti che mi sono svegliato e ancora non si é presentato. Dovrebbe smettere di pregare tanto ed arrivare un po prima tutte le mattine, accaso non sono io il Dio in terra?. Mi devo vestire da solo, ma mi piace quando lui lo fa, e fa finta di non notare quando mi tengo stretto a lui mentre mi infila la veste.
Tanto vale che mi alzi da solo. Non verra qui oggi, lo conosco troppo bene ormai.
Mi vuole fare arrabbiare questo piccolo cretineto. Ma gliela faro pagare.
Che schiffo, ci sono gia di nuovo tutte queste orde di pellegrini di nuovo in piazza. Almeno qui dietro le tende, non devo sorridere per forza e non potete vedere come mi gratto!, cretini. Dove sono andati quei tempi in quei, facevo quel che volevo per i corridoi del Vaticano. Ora anche faccio quel che voglio, ma devo stare un po piu attento.
Giu miccio, giu dal letto, vieni qui con me.
Dove avro messo quei calzini bianchi, che orrore sti calzini bianchi. Oggi é una brutta giornata, indossero quei neri, nessuno se ne accorgera, e per fortuna che lássistente fa tardi, cosi nemmeno lui se ne accorge.
(Telefono) Buongiorno, non voglio la colazione in camera, vado direttamente a fare una passeggiata in giardino e voglio che mi raggiungano li tra 15 minuti con il the e due biscotti, 5 facciamo cinque biscotti (sticazzi). Poi vado direttamente in sagrestia per la mesa. Per favore, assicuratevi che non c`e nessuno nei corridoi, e nemmeno nei giardini. Ho bisogno di stare da solo. Avete visto Paolo?. No, non riferite che ho chiesto di lui, che sia lui a portarmi la colazione in giardino. Grazie.
(Sagrestia) Buongiorno. Per favore, come tutte le domeniche, silenzio, non ho voglia di parlare con nessuno di voi. Usciamo nel solito ordine. Qualcuno ha visto per caso il mio assistente?. Questa notte non ha dormito da m...questa mattina non si é ancora fatto vivo. Ecco, la musica, dobbiamo uscire. La solita farsa.
martes, 28 de diciembre de 2010
domingo, 26 de diciembre de 2010
ATACcati al cazzo. Servizio di trasporto Romano
Sono sul 105 andando verso casa. Sono sul grembo di mia madre, come se fosse l, immagine di una Pieta scultorea. La mia testa e rilassata, come se il collo fosse spezzato i miei occhi guardano quelli di mia madre che sono aperti e fermi. Le sue mani sul mio corpo mi accarezzano la testa, e mi tengono verso lei, per evitarmi di cadere. Lei ne ha 63 anni, io 34, attorno a noi, rumore, chiacchiere, sporcizia. Noi siamo pulite.Ho appena salutato mia madre a Termini, dai mamma ci vediamo a casa, chi arriva prima si ferma al forno in fondo alla via pedonale, e chiama l'altra cosi va a comprare i fichi, sei sicura che cé del prosciuto a casa?...No, non ti sto dando della rimbambita. Ridiamo, la bacio. Prendo la bici e parto appena vedo che il suo pullman e partito.
Facciamo un pezzo di strada insieme, questo autista sbanda un po, insomma mi ha visto 40 volte e mi sono fermata davanti a lui con la mia bici nei semafori. Sento che gli da fastidio che una donna lo sorpassi in bici, gli sorrido, prende il suo cellullare e si tocca le palle mentre mi guarda e compone un numero. Mi giro ancora di piu per salutare mia madre, gli mando un bacio. E seduta in prima fila affianco all autista. Mi guarda, guarda all'autista e sorride come per dirmi, non farci caso. Si e inescata questa solita gara di velocita. Lei e cosi bella quando sorride.
Vado davanti all pullman per un po, e mi fermo ognitanto per aspettarlo. Ognitanto l'autista accellera senza motivo sul rettilineo che cé prima di arrivare a Porta Maggiore, e lo vedo sbuffare, quando si deve fermare alla mia altezza. Ma che cazzo vuoi? Ce spazio per tutti e due, su passa! ma non ti attacare a me!
Sorpassiamo Porta Maggiore, schivo le macchine con prudenza ma sento la presenza del pullman dietro, che spinge perche vuole raggiungermi. Qualche clacsson diretto al pullman, riesco a girare la testa velocemente per vedere mia madre, ora seria. Non so cosa urla all'autista. Lautista 'e ancora al cellullare.
Prendiamo la strada davanti al Bingo, e vado sulla destra, qualcuno apre una portiera di una macchina parcheggiata, e non faccio in tempo a fermarmi. Figliodiputtanadeviguardarecazzo!. Mi schianto contro la porta, rimango appessa alla porta, ma non cé dolore. Sento un rumore secco, il mio corpo attraversa i vetri, anch'io sono rotta. Cado con violenza sul primo sedile, sopra mia madre, che ha gli occhi spalancati, sbatto contro il suo petto, mi ferma.
viernes, 24 de diciembre de 2010
Caffe con zucchero
Oggi portavo una bolsa più appesantita e mi ero vestita meglio dell´ultima volta. Era ormai il mio rituale ma oggi doveva essere diverso.
Eravamo in salotto e lei impeccabile mi versava del caffé. Mi tremavano le mani, mi guardavo attorno, dal salotto vedevo tutte le porte delle stanze, chiuse. Mi sentivo soffocare, ero disperata, atterrita, piangevo.
- - Frida, calma, dai calma. Vedrai che è al lavoro ancora o in metro. Lo sai che li il cellulare non prende nemmeno. Forse sta arrivando a casa ora.
- - Giulia, ti giuro, non ce la faccio piú. Non faccio altro che immaginarlo abbracciato ad un´altra, non posso vivere piu cosi. (Sospiro, non riesco a guardarla) Tu sei sempre cosi carina con me.
Giulia, si era alzata, ora appoggiava una mano sulla mia spalla. Non sapeva piu cosa dirmi. La guardai, volevo sorridere, la mia bocca fece una smorfia storta. Posai i miei occhi sulla mia borsa, pesava sulle mie gambe.
- Grazie sei una amica. Non so come farei senza di te. Penso che ora posso andare.
- Sicura?, nemmeno ti sei pressa il caffè.
- Si, grazie. Ti chiamo quando arrivo a casa. Sto bene, credimi.
La baciai, mi sono diretta all´uscita. La porta dell´ascensore si è aperta davanti a me, ho guardato la mia borsa, ho guardato lo spazio dentro l´ascensore, troppo piccolo, mi sentivo soffocare di nuovo.
Mi sono girata per prendere le scale, ed ho visto la porta di casa di Giulia era ancora aperta. Mi sono avvicinata per chiuderla ed ho sentito le voci.
Sono entrata, li ho visti, lui la teneva stretta contro se, separava delle ciocche di cappelli di davanti al suo viso, la baciava.
- Carlo, non ce la faccio piú. Lasciala, vieni da me.
Ho messo la mano nella borsa, ho presso la pistola, due colpi. Loro non mi hanno visto. Ho aperto le finestre. Troppa puzza, mi sentivo meglio adesso che entrava un pó dária in quella casa. Mi sono seduta di nuovo sul divano, li guardai loro due stessi per terra. Messi due zollette di zucchero dentro il caffe.
Dopo di te
Lui è sdraiato per terra, ed io lo guardo dall´alto. Con il mio piede schiacciavo la sua testa contro la terra bagnata da me. Non avrebbe dovuto chiederlo.
Un uccello di mille colori, passa in questo momento sopra di noi e attraversa la notte. Mi sembra i sentire il battere delle sue ali, veloci. Ci ha visti, se ne è andato a nascondere tra le foglie delle palme. Forse è spaventato, i nostri movimenti contrastano la sua bellezza.
Ci diamo appuntamento tutte le sere in questo parco, appena cala la luce del giorno. Mi sembra che è stato ieri quando l´ho visto per la prima volta, in realtá sono passati gia ben sei mesi. Aveva aperto il finestrino della macchina, e mi aveva chiesto se 40E andavano bene per stare un po con lui.
Io non ero li per caso, ma fino quel momento le mie serate sul parco degli acquedotti erano state vuote. Finche non l ho incontrato.
Ero salito nella sua macchina e mi ha messo subito la mano sul pacco, per istinto gli ho lanciato un cazzotto, gli avevo fatto sanguinare il naso. Mi ero spaventato, pensavo, adesso questo chiama la polizia e mi denuncia.
- Cazzo, cazzo! Mi hai fatto male.
Gli occhi li lacrimavano, il naso sanguinava. In realtà non só ancora bene se era stato il naso o la bocca. Cera un bel po´di sangue. Si proteggeva il viso con le mani. Io ero fermo, per paura.
Pressi fazzoletti da dentro il cruscotto ma si aveva dovuto togliersi la maglietta per fermare il sangue. Si pulisce ed scruta il mio corpo.
- Pensi che lo puoi fare ancora….piú forte?
Mi guardai riflesso nello vetro della macchina mentre colpivo il suo stomaco con tutta la mia forza. Per un attimo perse il respiro. É uscito dalla macchina piegato in due, faceva fatica a respirare, e con il suo respiro piu violento aveva vomitato. Sono uscito dietro lui, prima prendendo 150E dal suo portafoglio ed sputando dentro la sua borsa.
Si era appoggiato ad un albero per riprendersi e mi aveva detto che per il momento andava bene cosi. Mi sono avvicinato a lui, mi sono calato i pantaloni, e gli ho fatto vedere il mio cazzo, duro. Mi sono masturbato e lui e venuto ad attaccarsi con la bocca quando ha capito che stavo per venire. Gli ho tenuto la testa ferma, mentre mi svuotavo dentro lui. Ingoia tutto troia.
- Ti posso rivedere domani?. Alla stessa ora…qui?
Non risposi.
Il giorno dopo ero li.
Lui arrivo con una macchina diversa, un sub. Mi fece salire da dietro, cera molto spazio. Aveva preparato una coperta per terra e mentre si abbassava i pantaloni mi diceva: tira fuori il cazzo e picchiami. Non l´ho lasciato finire di spiegarsi che gia lo avevo bloccato da dietro, con i pantaloni a mezzo calare, ho presso dello spago che cera dietro e gli ho legato i polsi dietro la schiena. Lo spago lo fece arrivare ai suoi piedi, era bloccato. Senza saliva e con tutta la mia forza sono entrato in lui, di un colpo solo, ero eccitato. Il mio cazzo era molto grosso e avevo fatto fatica ad entrare senza bagnarlo, ma avevo spinto con forza, sentivo tutto lui attorno al mio cazzo, mi eccitava, sentivo come mi premeva mentre mi muovevo dentro lui. Premevo la sua testa contro il poggiatesta del sedile di dietro, mentre le dicevo: senti le mie palle che toccano il tuo bucco, sono dentro te bastardo. Ti ingravido figlio di puttana. Adesso lui si stava eccitando, sentivo che avevo piu spazio dentro lui.
Lui arrivo con una macchina diversa, un sub. Mi fece salire da dietro, cera molto spazio. Aveva preparato una coperta per terra e mentre si abbassava i pantaloni mi diceva: tira fuori il cazzo e picchiami. Non l´ho lasciato finire di spiegarsi che gia lo avevo bloccato da dietro, con i pantaloni a mezzo calare, ho presso dello spago che cera dietro e gli ho legato i polsi dietro la schiena. Lo spago lo fece arrivare ai suoi piedi, era bloccato. Senza saliva e con tutta la mia forza sono entrato in lui, di un colpo solo, ero eccitato. Il mio cazzo era molto grosso e avevo fatto fatica ad entrare senza bagnarlo, ma avevo spinto con forza, sentivo tutto lui attorno al mio cazzo, mi eccitava, sentivo come mi premeva mentre mi muovevo dentro lui. Premevo la sua testa contro il poggiatesta del sedile di dietro, mentre le dicevo: senti le mie palle che toccano il tuo bucco, sono dentro te bastardo. Ti ingravido figlio di puttana. Adesso lui si stava eccitando, sentivo che avevo piu spazio dentro lui.
Lui mordeva il poggiatesta mentre io mordevo il suo collo. Con le mie gambe ho separato le sue ed ho spinto piu in su che potevo mentre lo masturbavo. Lui e venuto sulla mia mano, ho sentito che il suo culo si chiudeva, mi voleva fuori, gli feci assagiare il suo sperma mettendogli la mia mano in bocca, sono venuto dentro lui e siamo rimasti immobili, solo il mio petto si muoveva sopra la sua schiena al ritmo del mio respiro.
Lo lascia li, per un paio di minuti mentre ero uscito a fumarmi una sigaretta. Sono entrato in macchina per slegarlo. Non gli ho detto una parola. Lui mi guardava sconvolto, forse si chiedeva da dove prendevo tutta questa furia. Lo ignoravo apposta guardando gli arredi della macchina, ma volevo baciarlo, guardare il colore dei suoi occhi.
- Tieni, 150E, come quelli che mi hai presso ieri
Gli pressi il portafoglio dalle mani
- Lo decido io, vedo che oggi ne hai di piu. Pressi i 300E ed sputai di nuovo sul portafoglio.
- Domani parto in viaggio. (imbarazzato). Ti trovo qui tra dieci giorni?
Me ne andai senza rispondere.
Fiori dentro me
- - Ciao!, sono un po bagnata. Fuori piove di rotto. Grazie per aprirmi, sai ero qua sotto a comprare delle cose per Camilla, e non potevo tornare di nuovo al bar, penseranno che sono una alcolizzata, meno male che sei a casa….grazie
Le passo un asciugamano e la accompagno al bagno.
- - Dai fatti una doccia, sei veramente bagnata. (Rido). Solo a te viene in mente di uscire di casa cosi senza un ombrello, ma non hai visto che non ha smesso di piovere per giorni!.
La lascio da sola, mentre apre il rubinetto della doccia. Vado in cucina, alzo i termosifoni. Accendo il fuoco per preparare un thè. Porto in salotto le tazze, do uno sguardo veloce alla camera da letto dal corridoio, e vedo la porta aperta. Mi avvicino a chiuderla, e noto scompiglio.
- Ciao (timida). Ho pensato che di acqua ne avevo presso troppa, e piú che una doccia, mi andava piú un letto caldo.
Non so cosa dire, provo a sorridere, mi avvicino al letto, lei è sotto la coperta. Mi prende una mano, mi cadono le tazze, forse una si e rotta. Sento il rumore dell´acqua che bolle in cucina.
Si mette in ginocchia sul letto e mi da un bacio sulla guancia. Sospiro profondamente. Sento che le sue labbra si avvicinano facendo piccoli passi che sono baci sulla mia faccia per arrivare alla mia bocca. Il mio respiro e piu forte adesso.
Sono immobile, la desidero, ma non riesco a muovermi, sento le sue braccia che mi alzano la maglietta le mie braccia si stirano in su per instinto, mi morde il labro per farmi aprire la bocca, e sento come la sua lingua sbatte contro i miei denti, li sorpassa, incontra la mia lingua, va piu in giu mentre la mia lingua adesso riempe la sua bocca. Non ce tempo per respirare, sento che un po di saliva cade sul suo petto, accarezzo i suoi seni.
Mi spinge giú dalle spalle, e ci baciamo, non ci sono parole ma sappiamo quello che succedera. Mi slaccia il reggiseno, e le mie mani cadono sulle sue mutande, le nostre bocche non si separano. Sale dolcemente sopra me, mi bacia il collo, io mi muovo sotto di lei, sento la sua gamba che preme contro il mio sesso, la mia contro il suo, le mie mani sulla sua testa, la dirigo verso il mio seno. Mi mordo le labbra dal piacere, mentre lei mi infila le sue ditta in bocca e mi bacia scendendo dalle tette , verso la mia pancia, ed io la spingo con le mie mani piu in giu, lómbelico adesso. La prendo dalle ascelle e la faccio fermare li, mentre una sua mano riempe la mia bocca e laltra mi acarezza la fica, la sua lingua dura percorre il mio pube. Non esiste il tempo, solo il piacere.
Non voglio fermarla. Avvicino le mie mani impregnate dal suo odore al mio viso, lei e dentro me, lei e ancora piu dentro me. Mi chiedo come fa a raggiungere posti come mai nessuna prima. Mi sento piena, tutto il mio interno vibra, la stringo, lei si fa forza, continua, vibro, lei e dentro me. Sento il suo respiro sul mio viso. Siamo sudate, si lascia cadere di nuovo sopra me, la sento tutta il suo seno bagnato contro il mio, li lecco i capezzoli, lei geme, lei è ancora dentro me, io dentro lei, mi guarda, apro la mia bocca, mi infila la sua lingua, é da per tutto dentro me ora. Ci teniamo strette con un braccio, non so per quanto andiamo avanti, voglio trapassarla con il mio corpo. Vengo. Viene.
Marcella Mercanti. Anima al nudo
E da 15 minuti che non smette di parlare dandosi delle arie con la sua compagna. Siamo al “Caffé di fiore” del T1 dell’aeroporto di Barcellona.
Mi ha intravisto mentre arrivavo sul tavolo vicino al loro e mi ha dedicato uno sguardo veloce, e ha sbuffato. Mentre mi sistemavo per scrivere e gustarmi il mio cafe con leche di benvenuto a casa, lei si è lamentata del caffé, del cibo, del caldo, della gente che è attorno a lei. Ci guarda a tutti con disprezzo, parla a voce alta, in inglese con la sua amica?, badante?, amante? Che è una quarantina d’anni piú giovane di lei.
- - (Al telefono) Buongiorno, parlate inglese?. (in inglese stentato) Sono Marcella Mercanti. Ho fatto una prenotazione per 3 notti, arrivo il 26. Volevo sapere se potete riservarmi un posto macchina vicino all´hotel. Non posso camminare molto bene. Ah capisco, viene 12 E al giorno, invece quella che è a 50m dell´hotel è gratis. Va bene, prendo quella a 50m, ma non posso camminare. Le passo la mia amica che gli dará piú dettagli.
La sua amica, che non fornisce piu detagli, ma prende il telefono solo perche Marcella Mercanti, glielo passa con il braccio ben dritto, per assicurarsi che si faceva quel che lei voleva, ha incominciato a parlare in uno spagnolo molto carino, quello che si usa quando ne sai 4 parole in una lingua e provi a metterle tutte insieme per comporre una frase.
- Ma insomma parla in inglese con loro!. Dovrán pure parlare altro che non solo lo spagnolo!.
Marcella Mercanti, si è dimenticata che io sono seduta sul tavolo di fronte a lei, e urla alla sua amica in italiano: Questi spagnoli sono stupidi, che razza del cazzo!
Marcella Mercanti, non può sapere che io sono spagnola, e che parlo la sua lingua.
Sospiro, e mentre sistemo le mie cuffie, mi sento dire: ma perche questa vecchia rimbambita non e rimasta a casa sua?. La sua amica, si gira per guardarmi. La vecchia non mi ha sentito, ma lei gli riporta tutto a voce bassa, il mio sguardo e fisso su Marcella Mercanti, e mi dico: Marcella Mercanti guardami, guardami, ti voglio fulminare con il mio sguardo.
Lei è codarda, e non mi guarda.
M´immagino che smetto di scrivere, mi alzo dal tavolo, mi avvicino a lei, le accarezzo i suoi riccioli bianchi da vecchia ricca rimbambita, do un calcio alla sedia a rotelle che ha lasciato vicino a lei e che l`aeroporto di BCN gli ha lasciato perche non sapeva che Marcella Mercante è una vecchia cattiva e stronza. La sbatto dalla sedia con una spinta e prendo la sua bottiglia di acqua Evian e gliela rovescio sopra. Mi sbottono i pantaloni, immagino che sono un maschio e piscio su di lei, sul suo vestito bianco, sulla sua faccia. Continua a non guardarmi, si morde il labbro inferiore mentre mi sputa sulle scarpe, e mi dice: siete una razza del cazzo, siete una razza del cazzo. Ride e si rottola sul pavimento di marmo della T1. Ride, ride, ride, ride, ride, la sala si riempe con la sua rissata grigia, si alza e senza guardarmi, prende la spilla d`argento che ferma la sua giacca di cashmere bianca sporca con la mia piscia, e mi si avvicina.
Continua a non guardarmi, io provo a capire cosa vuole fare questa vecchia rimbambita che all’improvviso cammina, si afferra al mio collo con una mano, avvicina la sua bocca al mio orecchio e mi sussurra: siete una razza di stronzi. Con l´altra mano mi infilza la spilla nella gola, esce sangue che sporca la sua maglia, i suoi riccioli, le sue scarpe, mi agrapo ai suoi capelli mentre sto cadendo sulle mie ginocchia affogando nel mio sangue. Non posso respirare, sono in ginocchia mentre il mio corpo trema per la mancanza d`aria, lei mi prende la testa e mi spinge verso la sua fica, mi tiene ferma li, e mi urla: siete una razza del cazzo, siete una razza del cazzo…
Sento il mio naso che si spinge contro la sua fica, come si fosse un cazzo, sento che il mio corpo mi abbandona, o che io sto abbandonando il mio corpo. Sto affogando mentre l´odore del mio piscio e del mio sangue si mischia con l´odore della sua fica. Sono morta. Lei tutta sporca di piscia e sangue, si tiene in piede afferrandosi alla mia testa che continua a strofinare contro la sua fica…mentre continua a urlare ed a ridere.
Un cerchio di persone intorno a noi, nessuno fa niente, nessuno ha fatto niente, lei e viva ed io sono morta. Questi spagnoli, che han permesso che tutto questo fosse successo sono una razza del cazzo!
Marcella Mercanti, si è dimenticata che io sono seduta sul tavolo di fronte a lei, e urla alla sua amica in italiano: Questi spagnoli sono stupidi, che razza del cazzo!
Marcella Mercanti, non può sapere che io sono spagnola, e che parlo la sua lingua.
Sospiro, e mentre sistemo le mie cuffie, mi sento dire: ma perche questa vecchia rimbambita non e rimasta a casa sua?. La sua amica, si gira per guardarmi. La vecchia non mi ha sentito, ma lei gli riporta tutto a voce bassa, il mio sguardo e fisso su Marcella Mercanti, e mi dico: Marcella Mercanti guardami, guardami, ti voglio fulminare con il mio sguardo.
Lei è codarda, e non mi guarda.
M´immagino che smetto di scrivere, mi alzo dal tavolo, mi avvicino a lei, le accarezzo i suoi riccioli bianchi da vecchia ricca rimbambita, do un calcio alla sedia a rotelle che ha lasciato vicino a lei e che l`aeroporto di BCN gli ha lasciato perche non sapeva che Marcella Mercante è una vecchia cattiva e stronza. La sbatto dalla sedia con una spinta e prendo la sua bottiglia di acqua Evian e gliela rovescio sopra. Mi sbottono i pantaloni, immagino che sono un maschio e piscio su di lei, sul suo vestito bianco, sulla sua faccia. Continua a non guardarmi, si morde il labbro inferiore mentre mi sputa sulle scarpe, e mi dice: siete una razza del cazzo, siete una razza del cazzo. Ride e si rottola sul pavimento di marmo della T1. Ride, ride, ride, ride, ride, la sala si riempe con la sua rissata grigia, si alza e senza guardarmi, prende la spilla d`argento che ferma la sua giacca di cashmere bianca sporca con la mia piscia, e mi si avvicina.
Continua a non guardarmi, io provo a capire cosa vuole fare questa vecchia rimbambita che all’improvviso cammina, si afferra al mio collo con una mano, avvicina la sua bocca al mio orecchio e mi sussurra: siete una razza di stronzi. Con l´altra mano mi infilza la spilla nella gola, esce sangue che sporca la sua maglia, i suoi riccioli, le sue scarpe, mi agrapo ai suoi capelli mentre sto cadendo sulle mie ginocchia affogando nel mio sangue. Non posso respirare, sono in ginocchia mentre il mio corpo trema per la mancanza d`aria, lei mi prende la testa e mi spinge verso la sua fica, mi tiene ferma li, e mi urla: siete una razza del cazzo, siete una razza del cazzo…
Sento il mio naso che si spinge contro la sua fica, come si fosse un cazzo, sento che il mio corpo mi abbandona, o che io sto abbandonando il mio corpo. Sto affogando mentre l´odore del mio piscio e del mio sangue si mischia con l´odore della sua fica. Sono morta. Lei tutta sporca di piscia e sangue, si tiene in piede afferrandosi alla mia testa che continua a strofinare contro la sua fica…mentre continua a urlare ed a ridere.
Un cerchio di persone intorno a noi, nessuno fa niente, nessuno ha fatto niente, lei e viva ed io sono morta. Questi spagnoli, che han permesso che tutto questo fosse successo sono una razza del cazzo!
miércoles, 22 de diciembre de 2010
You are the amazing grace
Saltiamo. Le nostre mani per aria. Sbatto contro le mie amiche. Sorrissi lanciati all'aria, sguardi veloci sui corpi. Boy George innonda la stanza con i suoi remixes. Ballamo.
- Frida, non ce la faccio. Voglio andare a casa
- Dai Chiara aspetta un pó piú. Vai fuori, prendi un po' d'aria. Simona é anche fuori, vedrai come ti riprendi. Se hai bisogno di me, sono qui che ballo, ok!?
La vedo andare via e farsi paso tra la folla, le mie mani in aria, balloooo. Noto uno sguardo sul mio corpo, ci sorridiamo. Balliamo, mi giro, separa i miei capelli da dietro e mi bacia il collo.
- Mi piace come balli
Ci baciamo, le sue mani sul mio culo, le mie percorrono il suo corpo. Mi piace. Mordo le sue labbra mentre mi tiene ferma dalle mani contro la parete del locale.
Saltiamo su un taxi, ridiamo, ci baciamo, il taxista ci guarda dallo specchieto. Non mi ricordo chi paga, troppe birre.
Vedo il suo corpo sul letto, mi alzo per guardarmi nello specchio. Mi sorrido, mi piacio. Vado in cucina senza fare rumore, apro la finestra che dá sul cortile interno, la luce entra. Sento i suoi passi dietro me.
Mi abbraccia da dietro, separa di nuovo i miei capelli.
- Mi chiamo Chiara, buongiorno
- Buongiorno Chiara
- Perche non mi hai svegliata prima, mi piace stare abbraciata a te.
Le sue mani scorrono sul mio seno, e si fermano nel mio sesso.
martes, 21 de diciembre de 2010
Crash on you
Ore 08:10
Come ogni mattina aspetto il pullman 3 per andare al lavoro. Sono fermo sul marciapiede e ti vedo arrivare.
Ti sorrido e mi sorridi.
Mi si illumina il viso, ma non sei te, sento caldo ma non sei te, sento un rumore stordente che mi riempe la testa, ma non sei te. Sono confusso, mi fa male tutto il corpo, mi si stringe il cuore. Sento come diventa piccolo di fronte a te...sento che posso morire per te.
Mi guardi con gli occhi spalancati, la tua bocca aperta, urli il mio nome, lasci cadere la tua borsa del lavoro a terra e corri verso di me, urlando.
Ti sorridevo, e non ho visto che arrivava da un lato. Una macchina, evita un pedone nell incrocio di Porta Maggiore, e salta sul marciapiede illuminandomi il viso con i suoi fari, e colpendomi mentre ti guardo. Il cofano contro il mio stomaco, scaldandolo, brucciandolo. Io rotto in mille pezzi schiacciato contro un muro. Mi guardi.
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