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miércoles, 5 de enero de 2011

Io come te

Sono tornata dai miei, e mi e sembrato che é stato per conoscere meglio la famiglia. Durante il pranzo di natale, arrivato il momento del caffe e le solite  vecchie storie, questa volta pero, ho prestato atenzione.

Il padre di mia nonna materna era un contadino e questo gia lo sapevo. Si chiamava José e quel che non sapevo e che era un contadino con terre, mucche e qualche soldo. Tutto questo alla fine le 1800 faceva la diferenza. Mia nonna che aveva visuto 40 anni di Franco, mi diceva sempre che suo padre era "liberale" perche aveva paura di dire che era comunista, ma aggiungeva sempre che era un liberalle buono,un buon uomo. Mia nonna era anche lei liberale, ma il suo cuore la aveva traditta e aveva sposato un militare di Franco.

Vicente, il fratello piu piccolo di mia nonna faceva il servizio militare in marina che in quel momento durava 3 anni. Le pocche volte che tornava a casa diceva al suo padre, che lui voleva partire, vedere il mondo che respirava quando arrivavano le navi al porto. Mio nonno, diceva que questo era il suo posto, che doveva prendere moglie e portarla a casa. Che era ora che conoscesce le ragazze. Il viso di Vicente si oscuriva come i suoi occhi griggi e come il mare griggio in tempesta.

Un giorno di estate mio bisnono José era particolarmente felice, preparava il terreno per raccogĺiere le patate, e sapeva che in settimana Vicente stava per tornare a casa e le sue braccia sarebbero state un ottimo aiuto in casa.

Faceva caldo, dal terreno dove aveva piantato le patate poteva vedere il oceano, faceva troppo caldo. Ando verso il nespolo che si era piantato quando sua moglie era nata, come voleva la tradizione e si sedette a bere acqua con limone.

- Jose, buongiorno
- Paco buongiorno, siediti con me a bere, non ho che acqua con lemone e zucchero, ma voglio festeggiare con te amico. Vicente torna a casa!

Paco, un ex Generale di Marina di Madrid che aveva deciso di vivere da quelle parti dove aveva sempre lavorato, stava ascoltando quello che il suo buon amico Jose le diceva. Il figlio voleva partire, e lui sapeva in fondo che se lo fermava per lavorare a casa bloccava le sua vita, era egoista. Paco che conosceva molto bene mio bisnono gli disse: lascialo, lascialo vivere la sua vita, fagli scegliere quello che vuole. Tu hai scelto la tua vita? e se non e stato cosi non ti chiedi mai come sarebbe stato se lo avessi fatto?. ti alzi una mattina senza chiedertelo?. Lascialo José, lascialo scegliere. Non scegliere per lui, tu sei un uomo di cuore, saprai cosa fare.

Mio zio parti per gli Stati Uniti e rimassi li per 40 anni.
Agli inizi degli anni 60 la mia bisnona Angela stava molto male, e una lettera arrivo a New York avvertendo a mio zio che si voleva vedere ancora sua madre viva doveva tornare al piu presto.

Un telegrama arrivo fino all angolo della Spagna chiamato Galizia dicendo: ---En 2 semanas cojo un barco.Vuelvo.Os quiero.Vicente---

Per fare tenere in vita mia bisnona il medico aveva consigliato riposso assoluto e per ben un mese e mezzo mia nonna non si mosse dal letto.

Di autunno Vicente arrivo al letto di mia nonna e dopo due giorni nei quali rimassero abbracciati e si sono raccontati la loro vita,lei mori portando con se storie che Vicente non racconto mai piu a nessuno. Con lei mori anche un albero di nespoli che era vicino a casa.

viernes, 24 de diciembre de 2010

Caffe con zucchero


Ero di nuovo da lei.
Oggi portavo una bolsa più appesantita e mi ero vestita meglio dell´ultima volta. Era ormai il mio rituale ma oggi doveva essere diverso.

Eravamo in salotto e lei impeccabile mi versava del caffé. Mi tremavano le mani, mi guardavo attorno, dal salotto vedevo tutte le porte delle stanze, chiuse. Mi sentivo soffocare, ero disperata, atterrita, piangevo.

-         - Frida, calma, dai calma. Vedrai che è al lavoro ancora o in metro. Lo sai che li il cellulare non prende nemmeno. Forse sta arrivando a casa ora.

-        - Giulia, ti giuro, non ce la faccio piú. Non faccio altro che immaginarlo abbracciato ad un´altra, non posso vivere piu cosi. (Sospiro, non riesco a guardarla) Tu sei sempre cosi carina con me.

Giulia, si era alzata, ora appoggiava una mano sulla mia spalla. Non sapeva piu cosa dirmi. La guardai, volevo sorridere, la mia bocca fece una smorfia storta. Posai i miei occhi sulla mia borsa, pesava sulle mie gambe.

-         Grazie sei una amica. Non so come farei senza di te. Penso che ora posso andare.
-         Sicura?, nemmeno ti sei pressa il caffè.
-         Si, grazie. Ti chiamo quando arrivo a casa. Sto bene, credimi.

La baciai, mi sono diretta all´uscita. La porta dell´ascensore  si è aperta davanti a me, ho guardato la mia borsa, ho guardato lo spazio dentro l´ascensore, troppo piccolo, mi sentivo soffocare di nuovo.

Mi sono girata per prendere le scale, ed ho visto la porta di casa di Giulia era ancora aperta. Mi sono avvicinata per chiuderla ed ho sentito le voci.

Sono entrata,  li ho visti, lui la teneva stretta contro se, separava delle ciocche di cappelli di davanti al suo viso, la baciava.

-         Carlo, non ce la faccio piú. Lasciala, vieni da me.

Ho messo la mano nella borsa, ho presso la pistola, due colpi. Loro non mi hanno visto. Ho aperto le finestre. Troppa puzza, mi sentivo meglio adesso che entrava un pó dária in quella casa. Mi sono seduta di nuovo sul divano, li guardai loro due stessi per terra. Messi due zollette di zucchero dentro il caffe.