Mostrando entradas con la etiqueta Spagna. Mostrar todas las entradas
Mostrando entradas con la etiqueta Spagna. Mostrar todas las entradas

martes, 15 de febrero de 2011

Senza senso

Me mirabas mientras lo estabamos haciendo. Yo no quería mirarte, miraba sólo tus ojos, pero te puedo jurar aún hoy que no te veía. Yo veía más allá. Tenía miedo y buscaba un refugio en tí. Tú te hacías el valiente con mi ayuda y tirabas para delante. De vez en cuando nuestras cabezas chocaban, y yo podía sentir que estabas sudando.

Ya era tarde para echarme atrás, mi mano agarraba con fuerza el cuello, fuerte, muy fuerte. Tu lo agarrabas fuertemente, estabas sentado sobre él, y lo mantenías inmóbil con tus piernas y brazos. Yo creo que ya no respiraba, ya no sentía su cuerpo moverse, pero no era capaz de mirarle a la cara, tenía miedo, yo sólo miraba tus ojos que se cerraban y me di cuenta de que me sonreías. Lo había ahogado.

Lo había asesinado por tí. Te había pedido que uscases a alguien para matarle, pero tu me habías dicho que si te amaba de verdad lo habría podido hacer yo. Esperamos a que volviese a casa desde su trabajo para cenar. Yo había cocinado para él, y había dicho a nuestros hijos de ir a casa de la vecina a ver San Remo. Apenas se hubo sentado, saliste de por detrás, y mientras me sonreías lo bloqueaste, él no tuvo tiempo ni de gritar, me abalancé sobre él, mi cuerpo lleno de moratones que él me había hecho ya no era débil. Ahora estaba sobre él junto a tí. Te amo.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Tu mi guardavi mentre lo facevamo. Io non ti volevo guardare, guardavo solo i tuoi occhi, ma posso giurarti ancora oggi che non ti vedevo. Io vedevo oltre. Avevo paura, e mi rifugiavo in te. Tu ti facevi forza in me ed andavi avanti. Ognitanto le nostre teste sbatevano, e potevo sentire che sudavi.

Era tardi per tirarmi indietro, la mia mano teneva con forza il corpo dal collo, forte, molto forte. Tu lo tenevi forte, eri seduto su di lui, e con le gambe e braccia lo fermavi. Secondo me non respirava piu, non sentivo il suo corpo muoversi, ma non lo guardavo in faccia, avevo paura, guardavo solo i tuoi occhi, si stringevano e ho capito che mi sorridevi. Lo avevo asfissiato.

Lo avevo ucisso per te. Ti avevo chiesto di trovare qualcuno per ucciderlo, tu mi avevi deto che si ti amavo veramente avrei potuto farlo io. Abbiamo aspettato che fosse rientrato dal lavoro per cena. Avevo cucinato per lui, e mandato i figli dalla vicina a vedere San Remo. Appena si e seduto, sei uscito da dietro, e sorridendomi lo hai bloccato da dietro, non ha avuto nemmeno il tempo di urlare, mi sono buttata su di lui, il mio corpo pieno dei lividi che lui mi aveva fatto non era piu devole. Ero sopra lui, insieme a te. Ti amo.

miércoles, 5 de enero de 2011

Io come te

Sono tornata dai miei, e mi e sembrato che é stato per conoscere meglio la famiglia. Durante il pranzo di natale, arrivato il momento del caffe e le solite  vecchie storie, questa volta pero, ho prestato atenzione.

Il padre di mia nonna materna era un contadino e questo gia lo sapevo. Si chiamava José e quel che non sapevo e che era un contadino con terre, mucche e qualche soldo. Tutto questo alla fine le 1800 faceva la diferenza. Mia nonna che aveva visuto 40 anni di Franco, mi diceva sempre che suo padre era "liberale" perche aveva paura di dire che era comunista, ma aggiungeva sempre che era un liberalle buono,un buon uomo. Mia nonna era anche lei liberale, ma il suo cuore la aveva traditta e aveva sposato un militare di Franco.

Vicente, il fratello piu piccolo di mia nonna faceva il servizio militare in marina che in quel momento durava 3 anni. Le pocche volte che tornava a casa diceva al suo padre, che lui voleva partire, vedere il mondo che respirava quando arrivavano le navi al porto. Mio nonno, diceva que questo era il suo posto, che doveva prendere moglie e portarla a casa. Che era ora che conoscesce le ragazze. Il viso di Vicente si oscuriva come i suoi occhi griggi e come il mare griggio in tempesta.

Un giorno di estate mio bisnono José era particolarmente felice, preparava il terreno per raccogĺiere le patate, e sapeva che in settimana Vicente stava per tornare a casa e le sue braccia sarebbero state un ottimo aiuto in casa.

Faceva caldo, dal terreno dove aveva piantato le patate poteva vedere il oceano, faceva troppo caldo. Ando verso il nespolo che si era piantato quando sua moglie era nata, come voleva la tradizione e si sedette a bere acqua con limone.

- Jose, buongiorno
- Paco buongiorno, siediti con me a bere, non ho che acqua con lemone e zucchero, ma voglio festeggiare con te amico. Vicente torna a casa!

Paco, un ex Generale di Marina di Madrid che aveva deciso di vivere da quelle parti dove aveva sempre lavorato, stava ascoltando quello che il suo buon amico Jose le diceva. Il figlio voleva partire, e lui sapeva in fondo che se lo fermava per lavorare a casa bloccava le sua vita, era egoista. Paco che conosceva molto bene mio bisnono gli disse: lascialo, lascialo vivere la sua vita, fagli scegliere quello che vuole. Tu hai scelto la tua vita? e se non e stato cosi non ti chiedi mai come sarebbe stato se lo avessi fatto?. ti alzi una mattina senza chiedertelo?. Lascialo José, lascialo scegliere. Non scegliere per lui, tu sei un uomo di cuore, saprai cosa fare.

Mio zio parti per gli Stati Uniti e rimassi li per 40 anni.
Agli inizi degli anni 60 la mia bisnona Angela stava molto male, e una lettera arrivo a New York avvertendo a mio zio che si voleva vedere ancora sua madre viva doveva tornare al piu presto.

Un telegrama arrivo fino all angolo della Spagna chiamato Galizia dicendo: ---En 2 semanas cojo un barco.Vuelvo.Os quiero.Vicente---

Per fare tenere in vita mia bisnona il medico aveva consigliato riposso assoluto e per ben un mese e mezzo mia nonna non si mosse dal letto.

Di autunno Vicente arrivo al letto di mia nonna e dopo due giorni nei quali rimassero abbracciati e si sono raccontati la loro vita,lei mori portando con se storie che Vicente non racconto mai piu a nessuno. Con lei mori anche un albero di nespoli che era vicino a casa.

domingo, 26 de diciembre de 2010

ATACcati al cazzo. Servizio di trasporto Romano

Sono sul 105 andando verso casa. Sono sul grembo di mia madre, come se fosse l, immagine di una Pieta scultorea. La mia testa e rilassata, come se il collo fosse spezzato i miei occhi guardano quelli di mia madre che sono aperti e fermi. Le sue mani sul mio corpo mi accarezzano la testa, e mi tengono verso lei, per evitarmi di cadere. Lei ne ha 63 anni, io 34, attorno a noi, rumore, chiacchiere, sporcizia. Noi siamo pulite.

Ho appena salutato mia madre a Termini, dai mamma ci vediamo a casa, chi arriva prima si ferma al forno in fondo alla via pedonale, e chiama l'altra cosi va a comprare i fichi, sei sicura che cé del prosciuto a casa?...No, non ti sto dando della rimbambita. Ridiamo, la bacio. Prendo la bici e parto appena vedo che il suo pullman e partito.

Facciamo un pezzo di strada insieme, questo autista sbanda un po, insomma mi ha visto 40 volte e mi sono fermata davanti a lui con la mia bici nei semafori. Sento che gli da fastidio che una donna lo sorpassi in bici, gli sorrido, prende il suo cellullare e si tocca le palle mentre mi guarda e compone un numero. Mi giro ancora di piu per salutare mia madre, gli mando un bacio. E seduta in prima fila affianco all autista. Mi guarda, guarda all'autista e sorride come per dirmi, non farci caso. Si e inescata questa solita gara di velocita. Lei e cosi bella quando sorride.

Vado davanti all pullman per un po, e mi fermo ognitanto per aspettarlo. Ognitanto l'autista accellera senza motivo sul rettilineo che cé prima di arrivare a Porta Maggiore, e lo vedo sbuffare, quando si deve fermare alla mia altezza. Ma che cazzo vuoi? Ce spazio per tutti e due, su passa! ma non ti attacare a me!

Sorpassiamo Porta Maggiore, schivo le macchine con prudenza ma sento la presenza del pullman dietro, che spinge perche vuole raggiungermi. Qualche clacsson diretto al pullman, riesco a girare la testa velocemente per vedere mia madre, ora seria. Non so cosa urla all'autista. Lautista 'e ancora al cellullare.

Prendiamo la strada davanti al Bingo, e vado sulla destra, qualcuno apre una portiera di una macchina parcheggiata, e non faccio in tempo a fermarmi. Figliodiputtanadeviguardarecazzo!. Mi schianto contro la porta, rimango appessa alla porta, ma non cé dolore. Sento un rumore secco, il mio corpo attraversa i vetri, anch'io sono rotta. Cado con violenza sul primo sedile, sopra mia madre, che ha gli occhi spalancati, sbatto contro il suo petto, mi ferma.

viernes, 24 de diciembre de 2010

Marcella Mercanti. Anima al nudo

E da 15 minuti che non smette di parlare dandosi delle arie con la sua compagna. Siamo al “Caffé di fiore” del T1 dell’aeroporto di Barcellona.
Mi ha intravisto mentre arrivavo sul tavolo vicino al loro e mi ha dedicato uno sguardo veloce, e ha sbuffato. Mentre mi sistemavo per scrivere e gustarmi il mio cafe con leche di benvenuto a casa, lei si è lamentata del caffé, del cibo, del caldo, della gente che è attorno a lei. Ci guarda a tutti con disprezzo,  parla a voce alta, in inglese con la sua amica?, badante?, amante? Che è una quarantina d’anni piú giovane di lei.

-     - (Al telefono) Buongiorno, parlate inglese?. (in inglese stentato) Sono Marcella Mercanti. Ho fatto una prenotazione per 3 notti, arrivo il 26. Volevo sapere se potete riservarmi un posto macchina vicino all´hotel. Non posso camminare molto bene. Ah capisco, viene 12 E al giorno, invece quella che è a 50m dell´hotel è gratis. Va bene, prendo quella a 50m, ma non posso camminare. Le passo la mia amica che gli dará piú dettagli.

La sua amica, che non fornisce piu detagli, ma prende il telefono solo perche Marcella Mercanti, glielo passa con il braccio ben dritto, per assicurarsi che si faceva quel che lei voleva, ha incominciato a parlare in uno spagnolo molto carino, quello che si usa quando ne sai 4 parole in una lingua e provi a metterle tutte insieme per comporre una frase.

- Ma insomma parla in inglese con loro!. Dovrán pure parlare altro che non solo lo spagnolo!.

Marcella Mercanti, si è dimenticata che io sono seduta sul tavolo di fronte a lei, e urla alla sua amica in italiano: Questi spagnoli sono stupidi, che razza del cazzo!

Marcella Mercanti, non può sapere che io sono spagnola, e che parlo la sua lingua.

Sospiro, e mentre sistemo le mie cuffie, mi sento dire: ma perche questa vecchia rimbambita non e rimasta a casa sua?. La sua amica, si gira per guardarmi. La vecchia non mi ha sentito, ma lei gli riporta tutto a voce bassa, il mio sguardo e fisso su Marcella Mercanti, e mi dico: Marcella Mercanti guardami, guardami, ti voglio fulminare con il mio sguardo.

Lei è codarda, e non mi guarda.

M´immagino che smetto di scrivere, mi alzo dal tavolo, mi avvicino a lei, le accarezzo i suoi riccioli bianchi da vecchia ricca rimbambita, do un calcio alla sedia a rotelle che ha lasciato vicino a lei e che l`aeroporto di BCN gli ha lasciato perche non sapeva che Marcella Mercante è una vecchia cattiva e stronza. La sbatto dalla sedia con una spinta e prendo la sua bottiglia di acqua Evian e gliela rovescio sopra. Mi sbottono i pantaloni, immagino che sono un maschio e piscio  su di lei, sul suo vestito bianco, sulla sua faccia. Continua a non guardarmi, si morde il labbro inferiore mentre mi sputa sulle scarpe, e mi dice: siete una razza del cazzo, siete una razza del cazzo. Ride e si rottola sul pavimento di marmo della T1. Ride, ride, ride, ride, ride, la sala si riempe con la sua rissata grigia, si alza e senza guardarmi, prende la spilla d`argento che ferma la sua giacca di cashmere bianca sporca con la mia piscia, e mi si avvicina.

Continua a non guardarmi, io provo a capire cosa vuole fare questa vecchia rimbambita che all’improvviso cammina, si afferra al mio collo con una mano, avvicina la sua bocca al mio orecchio e mi sussurra: siete una razza di stronzi. Con l´altra mano mi infilza la spilla nella gola, esce sangue che sporca la sua maglia, i suoi riccioli, le sue scarpe, mi agrapo ai suoi capelli mentre sto cadendo sulle mie ginocchia affogando nel mio sangue. Non posso respirare, sono in ginocchia mentre il mio corpo trema per la mancanza d`aria, lei mi prende la testa e mi spinge verso la sua fica, mi tiene ferma li, e mi urla: siete una razza del cazzo, siete una razza del cazzo…

Sento il mio naso che si spinge contro la sua fica, come si fosse un cazzo, sento che il mio corpo mi abbandona, o che io sto abbandonando il mio corpo. Sto affogando mentre l´odore del mio piscio e del mio sangue si mischia con l´odore della sua fica. Sono morta. Lei tutta sporca di piscia e sangue, si tiene in piede afferrandosi alla mia testa che continua a strofinare contro la sua fica…mentre continua a urlare ed a ridere.

Un cerchio di persone intorno a noi, nessuno fa niente, nessuno ha fatto niente, lei e viva ed io sono morta. Questi spagnoli, che han permesso che tutto questo fosse successo sono una razza del cazzo!